giovedì 2 luglio 2015

Elena e il vento



Post del 2010
Camminavo con Elena seduta comodamente in passeggino che mi parlava. Mi chiedeva perche’ le nuvole sono sparite dal cielo e perche’ il vento le aveva portate via. Non riuscivo a darle una risposta convincente e come sempre mi ripeteva la domanda. Era questo un segno che avevo comnicato a capire: se non davo ad Elena una risposta convincente, lei continuava a richiedermi perche’. 
Finche’ ho risposto che il vento muove le nuvole e le porta dove c’e’ bisogno di acqua. L’acqua che serve per far crescere le cose, le piante, I fiori, il grano per fare il pane, e siccome c’e’ bisogno anche del sole, allora il vento fa in modo di portare l’acqua dove serve e poi il sole, e cosi’ tutto vive. Era difficile farle capire che il senso della vita stava proprio li. Dopo qualche minuto di silenzio, come ad analizzare cosa le avevo detto, mi rispose:” ma perche’ il vento lo fa ?” Mi sono messo a ridere, perche’ non c’era un risposta convincente ad una domanda cosi’ tosta. Il vento non e’ una persona, e’ un elemento e far capire ad una bimba di due anni ed un mezzo che questo e’ generato da aria calda e fredda diventa un compito troppo complesso. Trovare un modo per non raccontare favole e dare una spiegazione credibile, anche se favoleggiante, e’ il vero lavoro di un genitore. Ad ogni modo la cosa piu’ incredibile era che Elena voleva sapere perche’ il vento prende la decisione di portare le nuvole da una parte piuttosto che da un’altra. Insomma, non volevo dare a mia figlia del genio, ma mi pareva che volesse sapere il perche’ degli eventi. Cercai di tornare con I piedi per terra e di mettermi al suo livello. Fermai il passeggino e mi accucciai di fronte a lei. Le chiesi di ripetermi quello che voleva sapere. Con la sua flebile voce mi disse:”perche’ il vento fa con le nuvole e il sole qui e da una parte lontana ?” Mi ci volle qualche secondo per decifrare la frase, ma nel suo italiano traballante era una frase corretta. Allora la presi in braccio e le indicai le cime degli alberi che si muovevano e le chiesi:”chi muove le cime degli alberi ?”
chi muove le cime degli alberi ?”, come a ripetersi una domanda che avesse bisogno di un aiutino,
dimmelo tu…chi le muove ?“
il vento”
il vento, brava…e le cime sono contente di muoversi cosi ?”
il vento, papa’”, a ripetere il concetto dentro la sua fervida immaginazione
il vento muove le cime e ci muoviamo anche noi cosi’”, e cominciai a dondolare e siamo contenti ?
si”
anche gli alberi lo sono…vedi si dondolano e ballano seguendo il vento"
Non sapevo dove mi portava questa discussione, ma cercavo in tutti I modi di farle capire che il vento era una cosa buona e che si muoveva perché da millenni era sempre stato così'.
"il vento ci accarezza tutti, senti come viene sul tuo viso", aggiunsi
"…che bella questa arietta che mi porta via la tosse", come le aveva raccontato la nonna.
"ecco, vedi…il vento porta via la tosse, fa ballare le cime degli alberi, e cosi' porta via le nuvole e fa splendere il sole oppure porta la pioggia'
"voglio il mio ombrellino", disse di colpo
"ma, amore, non piove, cosa te ne fai dell'ombrellino ?"
"se lo apro, poi il vento lo porta via"
"Esatto…e dove lo porta, Elena ?"
"Lontano e non lo troviamo piu'…perche' lo porta via ?"
Ecco, vista sotto questo punto, la cosa non era troppo vera. Il vento avrebbe portato via l'ombrello di Hello Kitty di Elena ed era quindi una cosa brutta.
"ma no, Elena, basta tenerlo fermo, come si potrebbe fare con gli aquiloni", e mi accorsi che non avevo mai giocato con gli aquiloni insieme ad Elena.
Poi mi misi a ballare sul ciglio della strada e quando Elena si sciolse in un sorriso le diedi un bacio. Elena mi prese le guancie e fece una smorfia da birbante e mi bacio' le labbra.
La rimisi in passeggino e mi avviai di nuovo verso casa. Lei taceva, forse avevo colto nel segno e le avevo dato le risposte che cercava. Tuttavia guardavo in alto e vedevo le cime degli alberi che danzavano tutte insieme attraverso quel rumore meraviglioso delle fronde battute dal vento.


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