venerdì 4 settembre 2015

Inganno alieno Cap 1

Il disco volante era li. Non era una bufala. Era li ed era atterrato in una piazza famosa della sua città.
Galleggiava a mezz'aria, grande quanto una villetta a due piani, grigio e nero, opaco, freddo.Era li da due giorni e intorno un dispiegamento di forze allucinante. Esercito italiano e mezzi provenienti dalla basi Americane vicine. I militari Italiani erano quasi ridicoli, vicino ai marcantoni di colore, bardati come astronauti, e con un ghigno ed un fare da veri cazzoni arroganti. Ma si sa: ubi major minor cessat e ovviamente gli Americani non perdevano occasione per far vedere la loro prosopopea assoluta di dominio e di conoscenza. Messi a confronto con i vicini francesi, i marines rendevano la grandeur poco più che un capriccio da regnanti isterici. Televisioni di ogni network, oltre alle telecamere della Rai e della Cnn, erano assiepate in ogni angolo, palazzo circostante, terrazze delle abitazioni, anfratti dei vicoli cittadini. Elicotteri volavano da ore, incessantemente, sopra ed intorno al luogo dell'atterraggio, rendendo di fatto impraticabile l'avvicinarsi di qualunque mezzo non fosse debitamente controllato e non fosse di origine militare o governativo. Le immagini prese dai cittadini quasi 48 ore prima, con i cellulari, con videocamere di passaggio, imperversavano nel web ed avevano milioni di visualizzazioni. Un video in particolare veniva ritrasmesso a canali unificati, in tutti i network del mondo e veniva condiviso nei Social Network, al ritmo di decine di migliaia di sharing al secondo. Ritraeva l'arrivo del Disco Volante. Poco sopra la porta cittadina di San Tommaso, in direzione del parafulmine del Santo, nel cielo nero delle 3 di mattina, un punto di luce si intravedeva appena, ma diventa sempre più grande. Il cellulare del ragazzo, diventato ormai una star mondiale, aveva ripreso quasi per caso quel punto luminoso. L'audio riproduceva i dialoghi tra lui, la sua ragazza e altri due amici, in dialetto veneto.
"dai, va vanti, ciapeo", "areo, ma go paura, e se xe na bomba ?" "va in mona va, no te vedi, el xe un ufo", "areo figa, te credi ai ufo ?, "xio can, xe grosso però, via via, cori, ara che el cade qua", e nel mentre immagini del parcheggio di Piazzale Burchiellati, ormai vuoto, mosse per la corsa dei cine operatori improvvisati. Poi da un punto presumibilmente vicino alla rampa di accesso alle mura Cittadine di Porta Manzoni, il cellulare passa di mano:"dame qua, fasso mi, xe importante...no te vedi...", "via Marco, vien via, cori, xe pericoloso...","nde vanti, scondeve, mi riprendo,  semo nea storia, el xe un ufo, e semo i primi." Le immagini diventavano  meno mosse e più nitide e questa macchina scendeva dolcemente sopra i cieli della città. I lampioni ancora accessi illuminavano il metallo del disco e parte della piazza. Mentre il ragazzo seguiva il disco volante che atterrava, nel campo visivo entravano auto che si fermavano, urla e voci di gente che ormai accorreva e che prendeva in mano il cellulare per fare esattamente la stessa cosa. Il video era interessante perché era l'unico che riprendeva l'atterraggio. Poi il cine-operatore Marco di Venezia correva verso il disco, con il cellulare in mano, quasi incurante di cosa stesse riprendendo. Davanti a lui il parcheggio. Le strisce blu che delimitavano i posti erano ben chiare per la luce riflessa dal metallo del Disco. Il disco era quasi appoggiato alla parete Ovest della Porta di San Tommaso. Alcune persone si intravedevano nel campo di ripresa del cellulare, ed erano probabilmente avventori del San Thomas Gate in chiusura, che avevano attraversato la strada, percorsa la porta e sbucavano per vedere e curiosare con grand clamore. Ma Marco era da solo ed aveva rallentato il passo e si stava avvicinando sempre più al bordo esterno dell'Ufo. "fermati, torna indietro, sei pazzo ?", erano alcune delle frasi che il microfono del cellulare aveva captato e che provenivano dagli incitamenti alla prudenza da chi era giunto da più parti della città. In lontananza anche le sirene di qualche mezzo di polizia. Poi di colpo nulla. Silenzio totale, solo il respiro di Marco che evidentemente si accorge che succede qualcosa, perché la sensazione di silenzio ovattato, nonostante il rumore esterno, avevo colto anche lui di sorpresa. "ma cosa casso...". Un tonfo. Il cellulare sbatte contro qualcosa di duro, trasparente come un vetro e un alone blu incornicia l'immagine. Sempre tenendo il cellulare in mano, Marco cerca di tendere la mano  oltre il punto di ripresa, per toccare con mano quell'ostacolo invisibile. "Osti, el xe giassà". 
L'immagine scompare. 
Sul televisore acceso, che ormai da due giorni trasmetteva video, immagini, dialoghi, summit, format di ogni tipo, sull'atterraggio, Antonio seguiva i ragionamenti degli esperti, che commentavano proprio quelle immagini. Tramite la computer grafica, prendendo come riferimento le linee dei parcheggi, avevano stabilito, grazie alle immagini di Marco che la barriera si trovava a 25 metri dal bordo del disco volante e che aveva un zona di passaggio energetica di circa un metro. Marco quindi era entrato in questo corridoio energetico, perdendo l'audio e poi era andato a sbattere contro la barriera. 
Toccando la barriera il telefono si  era scaricato immediatamente e quindi spento. 
La barriera non era più fredda, e le indagini successive avevano stabilito che tale barriera aggirava il Disco Volante  in tutti lati, ma con distanze differenti. Era invalicabile e militari e scienziati la percorrevano in lungo e largo camminandoci rasenti e quindi all'interno del corridoio di un metro che fungeva da interfaccia tra il mondo reale e il mondo extraterrestre. 
Ogni network alternava le immagini reali con le immagini del film originale e del remake di Ultimatum alla terra. Era effettivamente la stessa scena del film. Solamente questa macchina non aveva ancora comunicato nulla. Non era sceso nessuno, non emetteva nessun tipo di segnale. Nessun telescopio, satellite, sistema di difesa era riuscito ad individuare il suo arrivo. Solo il video di Marco. Altri simulatori avevano calcolato che al momento iniziale della ripresa, rapportando le dimensioni, era ad una distanza di circa 3 chilometri e ad una altezza di 300 metri e proveniva da Nord Est.
Nessun altro video ritraeva il Disco Volante prima di quel momento. Le immagini registrate dei Satelliti meteo della zona, ritraevano la stessa traiettoria fino ad un punto più a Nord Est, nella zona di Industriale di Vascon, presumibilmente vicino alla Piscine Zambon. Tutte zone che conosceva benissimo, anzi che conosceva benissimo qualsiasi cittadino di Treviso. Prima nulla, dopo un punto in movimento. Tra i due fotogrammi una sorta di sfera, quasi una bolla d'acqua, che deformava lo spazio circostante per un diametro poco più grande del diametro del disco. Nelle pareti della bolla le immagini deformate della zona circostante, come riflesse su uno specchio sferico. 
Tantissime ipotesi erano state fatte a riguardo e la più gettonata, papabile e speculata era il punto di arrivo di una deformazione spazio-temporale. Insomma il disco era partito chissà da dove e chissà da quando e aveva viaggiato, grazie a tecnologie elevatissime, attraverso un cunicolo spazio temporale, previsto, dimostrato e calcolato dalle teorie relativistiche di Einstein. 
Aveva trovato la sua uscita a Vascon di Treviso, Veneto, Italia, Mondo, Sistema Solare, alle ore 2:45 del mattino del 9 settembre 2015. Le confutazioni non mancavano, e venivano supportate dal fatto che le energie da mettere in gioco per tali viaggio e con le conoscenze terrestri attuali, erano troppo elevate perché non ci fossero altri segni dell'arrivo. 
Anche solo le cime di alberi bruciacchiati o suoni o lampi o residui atomici. Era più probabile che qualcuno avesse confezionato una della più colossali e meglio articolate bufale mai organizzate a memoria d'uomo. 
Tuttavia, la barriera energetica e il corridoio di passaggio erano inspiegabili e provenivano sicuramente dal Disco Volante. Il disco, in qualche modo possedeva il modo di delimitare e strutturare l'energia pura. Se era in grado di fare questo e se la barriera avesse avuto altre caratteristiche, che stavano valutando di testare in modo militare, allora non si poteva più parlare di bufala, e l'ipotesi del cunicolo spazio temporale sarebbe stata l'unica plausibile. 









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