Come il titolo impone, decido prima (pre) quale destinazione prendere. Il predestinato è quindi colui che ha un destino pre-definito. A me piace pensare che il pre-destinato abbia un percorso temporale delineato. Il pre-destino è una funzione di stato quindi. Dal punto A al punto B si arriva in ogni caso, indipendentemente dal percorso seguito. Ma solo se A e B sono due punti dello spazio tempo congruo. Quindi nel medesimo dominio di dimensioni reali; ma se A e B sono di due spazio-tempo diversi ?
Ieri sera in un posto molto ben defilato del cinema ho assistito alla proiezione di questo film.
Ammetto che sono molto orgoglioso delle mie conoscenze relativistiche, ed anche speculative, soprattutto in merito alle teorie dell'universo inflazionato, e mi piace, anzi godo proprio, nel discutere, analizzare, confutare e ridicolizzare (soprattutto ridicolizzare) i commenti degli amici cinefili e non solo in merito a tali argomenti.
Si, lo so, diciamo che sono stronzo, ma dopo una laurea in ingegneria chimica, una tesi sperimentale sul potenziale chimico e 15 anni di personali studi, ipotesi, saggi, cervellotici dubbi e ricerche sulla storia delle matematiche non Euclidee, sulle teorie relativistiche, sulle innumerevoli teorie "new age" penso di aver compreso almeno l'1% dei concetti e almeno il 2 % delle diverse teorie. Forse 10 persone nel mondo ne hanno conoscenza al 100%, svariate migliaia più delle mie misere percentuali, certamente svariati milioni al di sotto di queste.
Quindi quando sento i nuovi intellettuali della bio-etica (bio-solidali, bio-compatibili, bio-equi, bio-diversi, bio-alimentari, bio-salutisi, bio-omeopatici, bio-logici, etc.) parlare di meccanica quantistica, come supporto base ai loro modi di vita (meglio alle loro modE di vita), mi viene la bi-orchite, nel senso che entrambe le palle mi dolgono. Magari c'è attinenza (mai mettere limiti allo scibile), ma se ti chiedo, non so, cosa emette un elettrone in transizione tra due orbitali e mi guardi come se avessi pestato una merda...magari parli di meccanica quantistica solo perché fa figo riempirsi la bocca di paroloni, ma in realtà non ne sai una beata mazza.
Fatta questa doverosa premessa, torno al film. Di fronte a regie come questa o come Interstellar (un vero scempio di una ottima occasione cinematografica), dove i paradossi spazio temporali fanno da tessuto alla trama, ci si trova prima o poi a dover accettare le licenze dei registi, che per forza di cose devono riportare ad un livello di comprensione accettabile l'intera storia. Pena l'inevitabile flop commerciale del film.
Ebbene, voler trovare una spiegazione al famoso detto "è nato prima l'uovo o la gallina" in 90 minuti circa di fanta-thriller è quanto mai un obiettivo ardito.
Direi che manca poco al film (che è una trasposizione di un racconto breve del 1956) per essere effettivamente completo. Lo sforzo che dovrebbe fare un attento spettatore, è però di tipo multidimensionale.
Non troverà mai una spiegazione accettando come dogma che il protagonista invecchi, viva, si uccida, cambi sesso, scopi se stesso, si partorisca, si rapisca dal nido e si faccia adottare e notare, salvare e capire da se stesso che si muove nel tempo, se penserà che il tempo e il relativo spazio siano una linea retta.
L'unico film che ha portato a condizione accettabile tale paradosso del Continuum è Ritorno al futuro di Zemeckis (e Spielberg) e la spiegazione a questo è lo stesso Doc (il professor Helmett Brown) che ce la regala.
Doc: "Martin...tu non ragioni in modo quadridimensionale".
Martin:"Si, Doc, mi risulta difficile !!"
Ogni momento del salto temporale crea una distorsione (nel film c'è) nel tessuto spazio tempo per riporre il protagonista nello stesso luogo (non è cos' chiaro) ma in un tempo diverso.
Ma di quale universo ? Non dello stesso. Perché ?
Ammettiamo che il protagonista trovi se stesso nel 1975 e si uccida riconoscendosi il criminale che cercava da anni, non potrà più essere se stesso nella ricerca, in quanto nel 1985, anno di uno dei salti alla ricerca di se stesso, non avrebbe più nessuno da ricercare.
(Tua madre Martin si è innamorata di te, e se non si innamora di tuo padre, tu sarai cancellato dall'esistenza, Ritorno Al Futuro, 1985).
Quindi non dovrebbe nemmeno più essere li nel momento in cui si uccide. Le motivazioni del salto nel tempo cesserebbero con la scomparsa delle stesse motivazioni.
Questo implica che ad ogni salto temporale il nuovo dominio spazio-tempo sia diverso. Magari di poco, ma diverso. Questo è possibile, o almeno più verosimile. Nel film è velatamente chiaro quando l'agenzia temporale parla di un range di + e - 53 anni dal punto del viaggio nel tempo, che di fatto è il fulcro di tutte le linee spazio tempo. Reimann docet.
Questa notte, dopo il film, ho disegnato una ipotesi geometrica. Manca ovviamente di una approfondita analisi matematica, ma penso che se fosse stata cinematograficamente spiegata in qualche modo, anche romanzato, l'avrebbe proiettato nei capolavori al Ritorno al Futuro. Cosa che secondo me non avverrà.
Chiamiamo A(n) il punto in cui Jane nasce e R(n) il punto in cui viene rapita e portata nel tempo in orfanotrofio. U(n) l'universo spazio tempo in questo avviene. Chiamiamo st (n) il salto temporale.
Chiamiamo
n = 0 il primo, ipotetico, viaggio. Questo porta per forza ad una
sorta di loop temporale, che di fatto è quello che percepisce lo
spettatore.
Ma è altrettanto chiaro che numeriamo ogni viaggio con 0,1,2,3,4, ogni viaggio è vero in stesso, ma avvenendo nello stesso universo (teniamo l'universo sempre uguale) devono essere viaggi diversi, in quanto l'intero sistema spazio tempo si è spostato perché NON è fermo.
Se vogliamo possiamo anche unire il punto in cui parte, dopo aver rapito se stesso, al momento in cui nasce successivo ovviamente tenendo conto dello scostamento.
fine cap 1



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