Bene, questo era mio zio. Anzi E' mi zio. Si perché la personalità "ingombrante" di un musicista non muore. Resta per quelli che la percepiscono. Resta per quelli, come me, che si ricordano come un accordo, un fraseggio, un tempo, un autore, un brano intero, una variazione, un solo, un arrangiamento riuscissero a trasformare l'espressione sul volto di mio zio. Ogni espressione una emozione in musica. E' per questo che lo considero un musicista a tutti gli effetti. Il suo scat, i suoi fraseggi ritmici con oggetti di fortuna, posate o semplici tamburellio di dita, unici strumenti per i quali un pentagramma non occorre, farebbero impallidire molti blasonati colleghi.
Ed è con questo ricordo che lo voglio salutare. Le vite sono state ricche di altro, ma il filo della musica, come uno spartito continuo, ti ha sempre accompagnato.
Adesso è completo. Parafrasando il maestro Bepi de Marzi, "sopra ai tuoi palchi, Signore, lascialo suonare".
Antonio

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