sabato 22 agosto 2015

Chi è musicista


Ho sempre pensato che essere musicista non sempre ha a che fare con la conoscenza della musica. E' uno stato mentale, una vibrazione dell'anima, una transizione del cuore. Gli uomini lo manifestano con piccole pazzie. E' il caso di chi fa il giro più lungo in auto perché sta ascoltando un brano e, pur di non fermarlo, si inventa un nuovo percorso. E' il caso di chi riesce ad isolarsi in qualsiasi luogo o qualsiasi contesto dal resto del mondo, perché alle orecchie gli è arrivata una melodia che lo fa sussultare, gioire, vibrare, piangere. E' il caso di chi, ascoltando un brano, imita gli strumenti con le mani, magari seguendo e canticchiando, nota per nota, qualche difficile solo jazz.
Bene, questo era mio zio. Anzi E' mi zio. Si perché la personalità "ingombrante" di un musicista non muore. Resta per quelli che la percepiscono. Resta per quelli, come me, che si ricordano come un accordo, un fraseggio, un tempo, un autore, un brano intero, una variazione, un solo, un arrangiamento riuscissero a trasformare l'espressione sul volto di mio zio. Ogni espressione una emozione in musica. E' per questo che lo considero un musicista a tutti gli effetti. Il suo scat, i suoi fraseggi ritmici con oggetti di fortuna, posate o semplici tamburellio di dita, unici strumenti per i quali un pentagramma non occorre, farebbero impallidire molti blasonati colleghi. 
Ed è con questo ricordo che lo voglio salutare. Le vite sono state ricche di altro, ma il filo della musica, come uno spartito continuo, ti ha sempre accompagnato. 
Adesso è completo. Parafrasando il maestro Bepi de Marzi, "sopra ai tuoi palchi, Signore, lascialo suonare". 
Antonio


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