
Quando sono diventato papà di Elena, ho ricevuto un dono enorme. La vita mi ha fatto capire cosa vuol dire diventare padre, cosa vuol dire prendersi cura di un bambino, e automaticamente sono diventato papà di tutti i bambini. Poi stava per arrivare Francesco e mi ha assalito un dubbio. Sarei stato capace di amare Francesco così come avevo saputo e continuavo ad amare Elena ? Le esperienze che ci fanno crescere insieme ai bambini sono incredibilmente e di gran lunga più importanti di tutte le altre, ma devono essere vissute come arricchimento e non come privazione. Mi hanno sempre fatto pena quelle persone che hanno vissuto l'arrivo di un bambino come una sottrazione di tempo o di programmi da adulti. Io avevo paura di non poter dare a Francesco la stessa profusione (gigantesca) di energie (e la qualità di queste) riservate ad Elena. Avevo paura di sottrargli qualcosa e dall'"alto" della mia esperienza pensavo di sapere orami tutto sulle abitudini, sui modi e sul carattere dei bambini. Mi sbagliavo completamente. Oggi posso affermare che Francesco mi ha tolto molte più energie di Elena, ma mi ha riempito con soddisfazioni di amore che pensavo nemmeno esistessero. Alla fine l'amore per Elena non è si è diviso, per essere riservato a suo fratello, ma il contrario. Francesco ha moltiplicato l'amore per Elena e si è tenuto tutto quello predisposto per lui. Insomma i figli moltiplicano amore, energia ed esperienze. Così sono diventato ancora più consapevole di essere papà di tutti i bambini.
Essi sono straordinari e sono la nostra vera strada ed il nostro vero esempio. Tutti.
Alle volte mi fermo a guardare di sottecchi l'uscita dalla scuola materna. Resto nascosto alla vista di mio figlio e mi godo il suo modo di interagire con gli altri. Alle volte mi fermo con Elena, stiamo nascosti insieme e ridiamo e commentiamo le gesta di suo fratello. Però mi diverto un mondo a guardare anche gli altri. Come corrono, infagottati nelle sciarpe e nei piumini, affidati alle maestre dalle mamme, sempre apprensive e preoccupate, rossi in volto per l'aria fredda e di eccitazione per questo o quel gioco. La corsa incerta di un bambino è un simposio di vita. La sua voglia di riuscire a scoprire il mondo, la sua possibile caduta rovinosa e il pianto di sconforto, sono stati, sono e sempre saranno l'esempio che noi adulti dovremmo portare ogni giorno con noi. I bambini sono incapaci di vedere il bicchiere mezzo vuoto, ma lo vedono sempre pieno e sempre riempito diversamente e sempre colmabile. E' per questo che non sopporto più nessun sopruso, nessuna discussione di noi adulti filosofi meschini ed egoisti, nessuna azione politically correct nei confronti dei bambini. E' per questo che non sopporto più che questi stupidi adulti, per il loro vivere frustrato, riversino nei bambini le speranze dei loro fallimenti. E' per questo che non accetto commenti o consigli da chi i figli non li ha e li ha sostituiti con surrogati a forma di cane, gatto, viaggi, vestiti, amanti, auto, imprese o simili. Non mi interessa la vostra vita, non quando pensate di avere qualche diritto che un bambino non vi ha dato. I bambini sentono sempre quando gli adulti mentono. Perfino quando mentono sulla morte. Perfino quando pensano che una bugia sia detta a fin di bene e la creano per ridonare loro speranza e protezione. Non si può mentire ad un bambino riguardo alla mamma o al papà. Loro sanno, e lo sanno bene. Ho visto occhi con discorsi interi dentro, sopportare una mamma separata o un papà separato, separarsi ancora dal loro abbraccio. Li ho visti sulle porte dell'aula, mentre maestre con la vocazione vera per la protezione della loro vita, li consolavano per il freddo che si era fatto intorno. Un freddo di cose complicate, un freddo di paletti ingiustificati, un freddo di genitori che non fanno i genitori o che non riescono da soli, che non riescono a capire che i loro bambini non hanno doveri ma solo diritti. Dire ad un bambino che ha due papà o due mamme è come dirgli una bugia, è violentarlo nel profondo dell'anima. Non mi interessa che questi adulti, consapevoli della loro scelta, si rifugino dietro alla parola amore, quando dovrebbero buttare via la parola egoismo. I bambini non si toccano. Mai. Non è questione di natura, non è questione di etica, di progresso, di civiltà. E' questione di saggezza e di maturità ed in definitiva di un passo verso l'essere veramente adulti. L'adulto deve totalmente svestirsi dell'abito del capriccio e indossare quello del bisogno. Il suo bisogno è quello di dare vita, anima e amore ai bambini e dare loro i mezzi per perseguire tali strade. Si, detto così sembra il solito slogan d'autore, perché attuarlo è privo di istruzioni. Invece no. E' semplicissimo. Sono i bambini che insegnano a noi. Tutti.
Anche solo un ragionevole dubbio verso la loro perdita di integrità, dovrebbe farci desistere immediatamente dal continuare a discutere, a proporre, ad imporre.
Essere dalla parte dei bambini è difficile, ma è l'unico modo per fare della propria società una società civile. Conosco molti genitori, che senza sapere se giusto o meno, e con i consigli dei nonni, facendo qualche errore, inevitabile, ma provando e riprovando, hanno sempre messo il bene dei loro figli al primo posto e sono in grado di dire no a tutto quello che ha il sapore dell'adulto egoista e pieno di interessi politici ed economici. I bambini non hanno bisogno di lezioni gender, lezioni sulla sessualità, sul corpo, sull'altro...sono loro che insegnano a noi adulti. Loro sono tutti, tutti, ma proprio tutti Peter Pan. Invece anche Peter Pan diventa argomento di discussione per i salotti blasonati delle televisioni commerciali, per psicologi disadattati che devono trovare un senso a quello che hanno studiato. I bambini semplificano, gli adulti complicano anche quello che non si può complicare. Per educare i figli, e renderli liberi, molte volte si dice loro di no, si dice loro che hanno davanti due strade, e una è quella migliore per il loro bene. Alle volte questa strada si allontana del sogno puro ed è l'unica difficoltà che abbiamo noi genitori. Non dobbiamo proporre strade che non abbiano almeno una scappatoia verso il sogno. Però per poterlo fare e per poter capire cos'è quest'isola che non c'è, occorre dire di no a noi adulti. Occorre avere la fredda determinazione che un "no" fa bene a tutti. No. NO. "NO". Non ha un brutto suono. E' il suono della protezione, non dell'impossibile. E' il suono della strada pericolosa, da percorrere con estrema prudenza, o da non percorrere affatto. Facciamolo noi adulti, non facciamo decidere ai bambini per noi. Non occorrono blog in Internet per capire i bambini, occorre inginocchiarsi, guardarli negli occhi e comprendere cosa vogliono proporci. Il bello è che potremmo farlo per qualsiasi argomento. Ci renderemmo conto che le risposte potrebbero essere tutte a portata di mano. Un giorno la figlia di una mia amica ha vuotato il sacco. Nelle lacrime ha raccontato alla mamma che aveva tradito una sua compagna di classe con una azione brutta, di cui si vergognava e che pensava fosse un gioco, ma aveva capito era un gioco intriso di dolore. Ci vollero due ore per calmarla e per indicarle la via corretta, ma l'aveva già capita. Doveva solo prendere il coraggio per andare dalla sua compagna e chiederle scusa, che non voleva ferirla, voleva giocare, ma non si era resa conto che quel gioco era un gioco doloroso. Ecco, il ruolo del genitore era solo infondere il coraggio per superare l'orgoglio e vincere la paura del "No, non si fa". Il respiro di felicità e il sorriso negli occhi di una bambina, una qualsiasi bambina, che torna fiera di esserci riuscita dovrebbe essere l'unico selfie di noi adulti. Anche lei era mia figlia.
I bambini sanno benissimo che i sogni esistono e si possono raggiungere, che l'amore c'è in ogni pagina della loro storia, ma solo se la storia la possono scrivere insieme ai genitori e a noi adulti, tutti, che dobbiamo diventare un popolo di scrittori che scrive il loro bene. Per dire loro, e a noi stessi, che l'"Isola che non c'è" esiste davvero, ma per vederla bisogna crederci. Sempre e comunque, anche a costo di un NO.
A voi Francesco ed Elena, a voi bambini di tutto il mondo, il mio immenso ed eterno amore, a voi e solo a voi le mie scuse per la mia incapacità a farvi liberi e felici.
Nessun commento:
Posta un commento