Il Vangelo di Marco è il primo Vangelo da cui hanno attinto i vangeli sinottici ed è stato scritto in greco. Poi è stato tradotto in Latino, quindi in tutte le lingue del mondo.
Ebbene, mi soffermo sulla traduzione latina di un versetto a mio avviso molte volte interpretato in modo errato, o meglio non completo.
Il fatto: Gesù viene sempre provocato dalle folle, per metterlo in contraddizione con l'insegnamento della Parola. Il tema delle tasse era molto sentito nella Galilea degli anni di Cristo, e data l'influenza di Gesù sul popolo, una sua propensione all'evasione di tale tributo poteva creare disordini molto gravi, condannarlo a morte e quindi creare un contesto favorevole a liberare il popolo Giudaico dall'egida romana e a ripristinare il controllo dei Farisei. La domanda diretta, viene posta a Cristo proprio da un drappello di erodiani e farisei, durante la sua predicazione, e la risposta, popolarmente famosa, stupisce i fomentatori fino all'ammirazione per il Maestro. Cristo risponde: "Redde Caesari, quae sunt Caesaris, et quae sunt Dei, Deo".
Ora, il latino è la più fedele traduzione dal Greco, sia per consequenzialità storica, sia per forme grammaticali e sintattiche simili.
Redde: non è una esortazione. Si tratta della prima persona singolare del modo imperativo presente. Quindi già la traduzione italiana "date" è errata. Semmai è "dai", anche se alcune traduzioni pongono Reddite, quindi date, ma senz'altro non è una esortazione, ma un comando. In Italiano non c'è differenza fonetica tra "dai o date", presente indicativo e "dai" imperativo latino, ma in latino si. Redas e Redde. E nemmeno il verbo Dare è corretto, perché dovrebbe essere "Rendi", o ritorna, perché in latino questo verbo si usa per indicare chi compensa qualcosa che gli è stato precedentemente dato, che fosse un servizio, che fosse una grazia. Ecco perché si usa il verbo Reddere perché è usato sia per la moneta sia per l'offerta. Ma il suo significato è molto più profondo.
Redde: non è una esortazione. Si tratta della prima persona singolare del modo imperativo presente. Quindi già la traduzione italiana "date" è errata. Semmai è "dai", anche se alcune traduzioni pongono Reddite, quindi date, ma senz'altro non è una esortazione, ma un comando. In Italiano non c'è differenza fonetica tra "dai o date", presente indicativo e "dai" imperativo latino, ma in latino si. Redas e Redde. E nemmeno il verbo Dare è corretto, perché dovrebbe essere "Rendi", o ritorna, perché in latino questo verbo si usa per indicare chi compensa qualcosa che gli è stato precedentemente dato, che fosse un servizio, che fosse una grazia. Ecco perché si usa il verbo Reddere perché è usato sia per la moneta sia per l'offerta. Ma il suo significato è molto più profondo.
Caesari: A Cesare. Molti pensano che questo centri con la moneta, perché Cristo chiede, come premessa, quale fosse l'effige stampata nel sesterzio, ma nella moneta non c'è quella di Cesare, ma quella di Tiberio, che imperava ai tempi di Cristo. Se ci fosse stato Marco Aurelio, Commodo, Vitaliano, Costantino, avrebbero detto sempre la stessa cosa: Cesare. Riferirsi a Cesare è riferirsi all'autorità costituita, allo stato, al diritto, al SPQR, allo Ius. Le tasse sono una parte importante del diritto romano, noi lo chiameremo Ministero delle Finanze, e oggi come allora poteva diventare una strozzatura della libertà personale e fonte continua di ribellioni. In realtà è l'effige il punto di contatto. L'immagine dell'imperatore ci rimanda direttamente all'immagine e somiglianza di Adamo a Dio. Nessun imperatore può considerarsi creatore dell'uomo, ma può considerarsi come autorità massima e divinizzata per il controllo dei sudditi. Non a caso nella moneta c'è anche incisa la frase Pontifex Maximus, e il pontefice sarebbe stato creato successivamente e per un errore di interpretazione della Pietra di Pietro, ma questa è un'altra storia.
Quae: quello che. In latino La forma neutra plurale, quando non è riferita ad un sostantivo con un genere definito, ammette che sia sottinteso il sostantivo "cose" nel senso più totale del termine . Essendo il verbo Reddere (e non Sunt) transitivo, impone l'accusativo. Se questo fosse riferito a monete o tasse sarebbe quas, se fosse riferito a sesterzi o tributi sarebbe quos, ma è quae. Vuol dire "tutte le cose che", e nel senso generale, "tutti gli argomenti che".
A questo punto, la frase principale rimane e Cristo ripete per Dio, quello che è per Cesare: "quae sunt Dei, Deo". Cristo avrà parlato in aramaico, e l'Evangelista Marco avrà tradotto nella scrittura più vicina alla frase del Maestro. Quindi il latino è la terza traduzione e non posso dire che sia l'esatta traduzione della frase del Messia, ma senza dubbio le successive traduzioni, più vicine alla lingua parlata, lasciano molti dubbi alla interpretazione di un concetto così profondo.
Proviamo quindi a riflettere su una traduzione più vicina alla traduzione letterale latina:
Se lo Stato ti richiede di versare il tributo devi farlo, se lo stato ti richiede di osservare le leggi devi osservarle. Qualunque cosa ti chieda Dio devi agire allo stesso modo. Senza se e senza ma (imperativo), e addirittura con una congiunzione "E", quindi una non escluderebbe l'altra, ma insieme.
Il codice civile e penale di Dio NON e' quello dell'uomo e verso lo stesso non ha potere altrimenti renderebbe l'uomo non libero di agire, sbagli compresi. Viceversa la tua Fede in Dio e quindi l'attuare il Suo Volere, ti consente di essere nel giusto, QUALSIASI sia la legge dell'uomo dove vivi. Questa mia analisi, forte nel suo contenuto e sicuramente opinabile, pone il tema di discussione sulla divisione, essenziale a mio avviso, tra diritto civile e religione. Tra laicità e Fede. Tale divisione è avvenuta in molte religioni e società, ma in altre è ancora confusa e debolmente accettata. Ai tempi di Cristo era una vera rivoluzione, essendo gli Ebrei governati dalla Torah, eppure sobillati da un governo imperiale imposto. Nel caso dell'offerta in denaro, sottratto all'imposta, il tema è l'offerta. Puoi offrire a Dio, senza donare un soldo, riservato per il tributo, mettendo te stesso come dono per chi ne ha bisogno. Quindi "offerta" cambia di definizione nelle due frasi.
La difficoltà di interpretazione su legge umana e divina è giornaliera, ma quando si è in difficoltà si ricorre ai principi primi. Esiste lo Ius Naturalis che parla di principi elementari di diritto di esistenza e di libertà, universalmente riconosciuti, e lo Ius Dei, che parla solo (nella dottrina e catechesi cristiana) ed esclusivamente di Amore e di Salvezza. I Romani erano molto pratici e il loro diritto è un diritto positivo che cerca nelle filosofie greche i punti di partenza, le fondamenta del diritto. Questa filosofia (Greca) che è alla base anche della nostra Costituzione parte da un presupposto fondamentale: il diritto alla vita e alla libertà personale di ogni individuo.
Cristo con il suo Unico Comandamento (quindi un dovere) ci riporta allo stesso diritto naturale: "Amatevi come Io vi amo".
Con la frase assolutamente incredibile di cui sopra, in un contesto sibilino come quello delle tasse, Cristo ci ricorda, sotto altra forma, che per essere liberi ed avere il diritto alla vita bisogna Amare del suo Amore.
Facile a dirsi, meno a farsi. Ovviamente.
Quae: quello che. In latino La forma neutra plurale, quando non è riferita ad un sostantivo con un genere definito, ammette che sia sottinteso il sostantivo "cose" nel senso più totale del termine . Essendo il verbo Reddere (e non Sunt) transitivo, impone l'accusativo. Se questo fosse riferito a monete o tasse sarebbe quas, se fosse riferito a sesterzi o tributi sarebbe quos, ma è quae. Vuol dire "tutte le cose che", e nel senso generale, "tutti gli argomenti che".
A questo punto, la frase principale rimane e Cristo ripete per Dio, quello che è per Cesare: "quae sunt Dei, Deo". Cristo avrà parlato in aramaico, e l'Evangelista Marco avrà tradotto nella scrittura più vicina alla frase del Maestro. Quindi il latino è la terza traduzione e non posso dire che sia l'esatta traduzione della frase del Messia, ma senza dubbio le successive traduzioni, più vicine alla lingua parlata, lasciano molti dubbi alla interpretazione di un concetto così profondo.
Proviamo quindi a riflettere su una traduzione più vicina alla traduzione letterale latina:
"Comportati verso la legge (dell'uomo), come uomo (richiede), E
verso la Legge (di Dio) come Dio (richiede)".
Se lo Stato ti richiede di versare il tributo devi farlo, se lo stato ti richiede di osservare le leggi devi osservarle. Qualunque cosa ti chieda Dio devi agire allo stesso modo. Senza se e senza ma (imperativo), e addirittura con una congiunzione "E", quindi una non escluderebbe l'altra, ma insieme.
Il codice civile e penale di Dio NON e' quello dell'uomo e verso lo stesso non ha potere altrimenti renderebbe l'uomo non libero di agire, sbagli compresi. Viceversa la tua Fede in Dio e quindi l'attuare il Suo Volere, ti consente di essere nel giusto, QUALSIASI sia la legge dell'uomo dove vivi. Questa mia analisi, forte nel suo contenuto e sicuramente opinabile, pone il tema di discussione sulla divisione, essenziale a mio avviso, tra diritto civile e religione. Tra laicità e Fede. Tale divisione è avvenuta in molte religioni e società, ma in altre è ancora confusa e debolmente accettata. Ai tempi di Cristo era una vera rivoluzione, essendo gli Ebrei governati dalla Torah, eppure sobillati da un governo imperiale imposto. Nel caso dell'offerta in denaro, sottratto all'imposta, il tema è l'offerta. Puoi offrire a Dio, senza donare un soldo, riservato per il tributo, mettendo te stesso come dono per chi ne ha bisogno. Quindi "offerta" cambia di definizione nelle due frasi.
La difficoltà di interpretazione su legge umana e divina è giornaliera, ma quando si è in difficoltà si ricorre ai principi primi. Esiste lo Ius Naturalis che parla di principi elementari di diritto di esistenza e di libertà, universalmente riconosciuti, e lo Ius Dei, che parla solo (nella dottrina e catechesi cristiana) ed esclusivamente di Amore e di Salvezza. I Romani erano molto pratici e il loro diritto è un diritto positivo che cerca nelle filosofie greche i punti di partenza, le fondamenta del diritto. Questa filosofia (Greca) che è alla base anche della nostra Costituzione parte da un presupposto fondamentale: il diritto alla vita e alla libertà personale di ogni individuo.
Cristo con il suo Unico Comandamento (quindi un dovere) ci riporta allo stesso diritto naturale: "Amatevi come Io vi amo".
Con la frase assolutamente incredibile di cui sopra, in un contesto sibilino come quello delle tasse, Cristo ci ricorda, sotto altra forma, che per essere liberi ed avere il diritto alla vita bisogna Amare del suo Amore.
Facile a dirsi, meno a farsi. Ovviamente.
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