martedì 8 marzo 2016

8 Marzo

Recita la Genesi in latino: Haec vocabitur Virago, quoniam de viro sumpta est haec"
Si chiamerà Virago perché è stata tratta dall'uomo. Non Eva, ma Virago. Quando l'ho letto ho sorriso. Virago, dice Wikipedia, è un termine generalmente utilizzato per indicare una donna che, nell'aspetto fisico e soprattutto nel pensare e nell'agire, ha tratti significativi del sesso maschile. 
Forse che Dio, nella sua Onnipotenza e Lungimiranza, aveva già capito che, in realtà, questo sarebbe stato il futuro di chi era accanto ad Adamo ? 
Quali sono allora, quei tratti fisici, ma soprattutto di pensiero e di azione, propri e "significativi" del sesso maschile ? Perché qui mi perdo proprio. Se qualcuno, nella più grande enciclopedia del mondo, ha tratto questa definizione, vuol dire che esistono differenti forme fisiche, differenti modi di pensare, differenti modi di agire. Altrimenti sarebbe stato zitto e il termine avrebbe avuto solo un significato mitologico e poetico. Anzi, facciamo un esercizio più profondo: ammesso, e non concesso, che questi tratti significativi del maschio esistano, quali sono quelli significativi della donna ? Che non siano quelli propri di una Virago, lo abbiamo capito, quindi quali sono ? Fin troppo facili sarebbero le battute, i modi di dire, gli aforismi, alle volte goliardici, alle volte forse troppo volgari, che ne verrebbero fuori, ma non voglio citarli. A me, oggi, basta un solo aggettivo che riassume li tratto significativo della donna: genitrice. 
Colei che ha dato vita, che ha generato. Essere in grado di crescere una vita, essere il luogo umano dove un grumo di cellule diventa un individuo unico ed irripetibile, ed essere in grado di poterlo crescere fino a vederlo diventare una persona divisa dagli altri e agli altri legata. 
Noto che Dio, Padre Creatore, secondo la tradizione Cristiana, tiene per ultima la sua creazione più bella. La trae da Materia già nobilitata, in quanto Adamo è già Creatura di Dio, e da una costola, non da altra parte del corpo meno nobile, ma dalla parte che protegge il cuore, l’albergo dell'anima. Insomma Crea la creatura che continuerà la sua Creazione. L’uomo, nella sua, in realtà, misera condizione, non potrà mai farsi onere ed onore di tale grandezza. Potrà, forse, cercare di seguire e trovare altri modi creanti. Perché la donna genera anche l’uomo, ma il contrario non può avvenire. I surrogati delle creazioni dell’uomo sono stati tanti, e forse tutti dedicati alla donna. Opere intere, quadri, sculture, poesie, romanzi, progetti, ma anche lavori di ingegno, imprese eroiche, atti di cambiamento storico. 
Il maestro Morricone, celebrato in tutto il mondo con un Oscar, dedica alla moglie, il frutto del lavoro di una vita intera. John Nash, nobel per la matematica, definisce sua moglie “tutte le sue equazioni”, Dante celebra Beatrice con il tremore della riverenza al solo guardarla passare. Costantino crea la Chiesa secolare per volere della Madre Elena, Troia combatte vent’anni per la bellezza della regina rapita da Paride, Verdi riesce a dare una dignità assoluta ad una Traviata, Mozart divide il bene dal male attraverso il canto di due donne, Leopardi si strugge per Silvia, musa dell’Infinito, Cleopatra decide del volere di Imperatori Romani, Anita indica a Garibaldi la via dell’unità d’Italia, Leonardo da Vinci dipinge 600 anni di mistero nel sorriso di Monna Lisa, Botticelli decreta lo stereotipo di bellezza, Frate Francesco eleva la povertà grazie a Chiara, lo stesso Creatore sceglie Maria per Suo Figlio e questi svela il Suo ufficio a Maddalena, libera le donne, le porta ad esempio, le protegge al di sopra della legge dell’uomo. 
Sono solo alcuni di mille esempi con i quali autori, filosofi, storici, poeti, scienziati, rivoluzionari, insomma pensatori di ogni ordine e provenienza hanno creato in onore della donna.
La donna muove la vita di un uomo e questo, per gratificare il suo ruolo complementare, crea il contorno dove essa dovrebbe vivere appieno la sua grazia. 
Ora, gli uomini non creano più per la donna, ma si rifugiano in un limbo assurdo, dove avanza una competizione sterile con la loro capacità pratica, si toglie loro autostima, sostituendosi al loro ruolo, trasformandosi in un surrogato di peculiarità maschili e allontanandosi, con volgarità e arroganza, dalla loro benedizione creatrice. Delle  Virago, appunto, ma non penso siano state nel volere del Dio creatore. 
Non può funzionare. Non funzionerà. 

In questo giorno, dove si esalta la forza della donna, la sua emancipazione, libertà e diritto, io spero, magari ingenuamente, che essa torni presto alla considerazione del suo dono. Altrimenti avrò fallito come uomo e, inevitabilmente, farò piombare la stessa donna in un buio difficilmente illuminabile da una mimosa. 

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