Sapere quando dire no e quando dire si è già difficile, ma mantenere la decisione sta diventando quasi impossibile. Invece è proprio questa la soluzione per tornare ad una grado di civiltà accettabile. Prendo esempio dalle relazioni con bambini per trasporle agli adulti. Dire di SI ad un bambino, quindi accettare la sua proposta ad un gioco o ad un regalo o ad una qualsiasi richiesta, significa concedergli la fiducia. Rimangiarsi la parola data, significa mettere in seria difficoltà la sua giovane mente e confondergli il punto di riferimento più importante per la vita, quello genitoriale. Altrettanto dicasi per il NO. Se viene annullato, senza una ragione valida e condivisa, genera altrettanta pericolosa confusione. Il bambino cresce quindi senza punti fissi. Ottiene quello che vuole, dimenticando il senso del limite, oppure si disillude e disincanta senza sapere perché, magari dopo richieste assolutamente giustificate e coerenti con la sua crescita.
Platone diceva che in uno stato in cui la libertà viene data al popolo senza pensarci troppo, si crea confusione anarchica. Nell'esempio portato nel libro VIII della "Res Publica", dice testualmente che in uno stato dove si confonde la libertà con la licenziosità, un padre, per non apparire troppo severo nei confronti del figlio, gli concede anche quello che non riterrebbe opportuno, e questi, alla fine, si fa beffe di lui. Ebbene sembra la foto dei tempi in cui viviamo. Noi, adulti di questa generazione, viviamo sugli allori di quella libertà che i nostri genitori ci hanno concesso, per non apparire troppo severi come i nostri nonni con loro. Sempre noi, adulti di questa generazione, allarghiamo ulteriormente la manica con i nostri figli, allontanandoci ancora di più da quei valori che ben conoscevano i nostri nonni. La determinazione di un NO e la faticosa, ma assoluta, disponibilità ad un SI erano alla base della loro esistenza. Un'esistenza fatta di rinunce perché la scala delle priorità era ben evidente e riconosciuta da TUTTA la società in cui vivevano. Quindi erano più i NO che i SI, ma tali NO erano veramente la differenza tra vivere e morire. Oggi questa sensazione si è persa, ma se analizziamo bene i segnali che ci stanno arrivando da moltissime e complicatissime forme di comunicazione, dovremmo accorgerci che stiamo morendo. Si stiamo morendo, in una guerra che non ha fronti o linee di battaglia definite. Si muore quando si è stanchi di vivere. Si muore quando non si gode di quello che la vita ci regala ogni giorno. Si muore di debiti, si muore di delusioni, si muore di ipocrisia, si muore di tradimenti, si muore di sogni infranti, si muore di disincanto, si muore perfino dal peso di non tenere il passo di chi nuore insieme a noi. E' assurdo. Un mondo dove un genitore ritiene un atto eroico educare i figli secondo i valori in cui crede, e secondo i quali è cresciuto, è un mondo che muore. Dovrebbe essere complesso, impegnativo, anche entusiasmante, ma non eroico. Gli eroi sono appunto quelli che muoiono per un ideale, per difendere gli altri, per un etica più grande. Ecco...c'è bisogno di eroi. E gli eroi sanno sempre quando dire di NO e quando dire di SI, ma soprattutto non cambiano decisione fino alla morte, altrimenti non sarebbero eroi. Sempre Platone diceva che per ripristinare la sensazione di libertà giusta, la sensazione di regole definite e rispettate per la libertà di tutti, la soluzione, dopo un periodo di Democrazia implosa su se stessa, è la tirannia. Il dittatore è infatti colui che metterà una infinita serie di NO, prendendo dentro anche quei no pericolosi per la stessa libertà. Per cui il dittatore è anche quello che riporterà la guerra, dove si morirà davvero, per tornare alla democrazia e allo stato di diritto. Il dittatore è un eroe anzi, verrà visto come un eroe. Allora prima che questo eroe arrivi e ci porti la vera guerra, cominciamo a fare quello che farebbe lui: diciamo di NO. E' NO. Punto.
NO, non sono d'accordo
NO, non lo faccio
NO, non ti tradisco
NO, non ti rispondo
NO, non mi sento maleducato
NO, non cedo
NO, non mi piego
NO, non lo compro
NO, non accetto compromessi
NO, non ti voto
NO, non ti messaggio
NO, non passi
NO, non ti permetto
NO, non lo voglio
NO, non ti voglio
NO, non puoi fare come vuoi tu
NO, non è permesso
NO, non mi puoi offendere
NO, non sono inferiore a te
NO, non hai ragione
NO, non ti guardo
NO, non mi interessa
NO, ......
E' difficile, sembra quasi una serie di dinieghi arroganti e presuntuosi e al limite del conflitto, ma ognuno di noi SA bene quando avrebbe dovuto dirlo e rispettarlo ed invece ha cambiato idea proprio perché sembrava così. Questa volta dico di NO a chi mi dice che dovrei pensare positivo. Perché il suo positivo non esisterebbe se non ci fosse il NO. Il NO al negativo è positivo per definizione.
Io dico NO al negativo.

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