sabato 16 aprile 2016

Trivella Si, Trivella No...il mare dei cachi

Alcuni amici, in privato,  mi hanno chiesto un parere sul voto di domenica, premettendo che, essendo io ingegnere chimico, avrei dovuto proporre dati oggettivi da valutare. Rispondo in pubblico. Ammesso che la mia conoscenza sulle piattaforme che estraggono idrocarburi sia reale (e saluto alcuni colleghi di universitá che ci lavorano), penso che serva a poco, ma che sia molto piú importante capire quale sia il rapporto causa-effetto del voto, soprattutto sui temi che vengono, impropriamente, evidenziati come fulcro del referendum.
Per esempio: 

1)  Ecologia: Chiudere una piattaforma per poi riaprirla é, da un punto di vista energetico, almeno un milione di volte piú inquinante che lasciarla lavorare ancora negli standard  di sicurezza appurati e consolidati (teorie dei bilanci entropici). Chiuderla del tutto rimanda a trovare altre fonti o sfruttare altri giacimenti, o altre risorse energetiche magari ecologicamente (exergicamente) deleterie.
2) Turismo: Se non fosse venuto fuori il referendum, nessuno si sarebbe nemmeno accorto di avere piattaforme in casa. Il polo di Marghera ha distrutto la città piú bella del mondo e si parla ancora del Mose, le cozze "selvatiche" di Taranto hanno ormai 6 valve al sapore di mercurio, ma gli chef si scannano per l'impepata e per tenere aperto Pompei non occorre un referendum sull'attivitá dei vulcani. 
3) Rinnovamento energetico: per rinnovare occorrono piani seri e progetti da approvare nazionali. Abrogare qualcosa sperando che sia la partenza per costruire é da illusi. É come dire che per costurire l'automobile si chiede al popolo di abrogare l'uso delle bici. Nel frattempo come ti sposti...con gli autobus francesi che vanno ad uranio impoverito ?
4) Economia: chiudere per comperare all'estero significherebbe pagare di piú il costo dell'energia in bolletta; chiudere per riaprire costerebbe enormemente di piú oltre al fatto di essere illogico, dato che si sfrutterebbe un giacimento al termine; chiudere per rifare un appalto porterebbe altissimo il rischio di malaffari mafiosi.
5) Politica: andare a votare significherebbe andare contro al Premier che induce al contrario, quindi è un voto di protesta. Questo modo di pensare é proprio dei regimi. Pensare con la propria testa non é mai sbaglito, se poi coincide con il ragionamento di chi non ci é simpatico o non abbiamo votato, pazienza, ma non puó essere motivo per rinnegare il proprio.

Dati questi 5 punti penso che la cosa meno peggiore sia non raggiungere il quorm, e quindi non presentarsi al seggio, che rappresenta, comunque, un diritto democratico di un cittadino libero. Ovviamente è un pensiero personale, ma non vuol dire che non vada a votare...ehehehehe...





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