Si leggono molte lamentele da parte dei musicisti che accusano gestori dei locali, attività pubbliche, teatri, fiere, sagre e via dicendo perché si sentono trattati male e offesi nella dignità di musicisti. Anche a me è capitato, e anche io mi sono sentito offeso, ma anche spronato e obbligato a scorgere altri significati.
Il musicista offre un servizio, o un prodotto, e quindi è un libero professionista che entra in un mercato complicato, ma che segue le logiche di ogni mercato: vendita, produzione, amministrazione. Si produce quello che si vende e si amministra quello che si produce. Tutto qui.
Il musicista segue anche le logiche di un libero professionista: lavoro quindi incasso, pago i costi, pago le tasse, investo i miei soldi, mi mantengo.
Tutto il resto sono lamentele da intellettuali. Mi dispiace dover menzionare una parte politica, ma è sempre stato così: la sinistra non ammette, per storicità di vedute, che il denaro venga prodotto dal lavoro, ma che ce ne sia in abbondanza in quanto stampato dalla zecca di stato. Per cui è più facile concentrarsi sulla filosofia del lavoro che è altro. Tanto lo stipendio mi arriva a fine mese. Ecco la dinamica e il processo mentale dei musicisti è simile: suono quindi ho diritto. Non c'è nulla di più sbagliato.
Il gestore di un locale è visto come un orco che tratta come schiavi quei poveri ragazzi che arrivano e sopportano ore ed ore ed ore di fatica per due ore di musica. Tutto perché il gestore non apprezza la musica e quindi è un minorato mentale e alla fatidica domanda:"ma quanta gente mi porti", il musicista si risente nell'intimo e produce la smorfia dello schifato e dello sorpreso, adducendo la soluzione: "sei TU che devi pensare alla tua pubblicità, e quindi ai tuoi spettatori, non io che vivo nel limbo degli artisti e mi è concesso tutto". Caro musicista, non ci siamo proprio. Se posso ti faccio vedere un altra faccia della realtà.
Il gestore non fa altro che fare il suo lavoro. Il suo lavoro non è quello di sensibilizzare il pubblico ad un nuovo manifesto della cultura musicale Italiana, dei nuovi generi di free jazz (ascoltabili da 10 persone in tutto il mondo), ma quello di produrre reddito.
Il gestore produce reddito quando la gente consuma le sue vivande e le sue bibite. Per farlo deve avere il locale pieno e per avere il locale pieno attuerà quelle strategie di marketing che a lui paiono più consone. Se questo vuol dire avere un dj o una cover band o suonare lui stesso con la fisarmonica, avrà tutte le ragione del mondo e nessuno potrà mettersi al suo posto. Per cui se deve rinunciare al suo palinsesto, che lo fa guadagnare, per un altro servizio o prodotto (leggasi la nuova band) ha tutto il diritto di avere delle garanzie che il locale si riempirà anche con chi propone musica di altro genere.
Il gestore produce reddito quando la gente consuma le sue vivande e le sue bibite. Per farlo deve avere il locale pieno e per avere il locale pieno attuerà quelle strategie di marketing che a lui paiono più consone. Se questo vuol dire avere un dj o una cover band o suonare lui stesso con la fisarmonica, avrà tutte le ragione del mondo e nessuno potrà mettersi al suo posto. Per cui se deve rinunciare al suo palinsesto, che lo fa guadagnare, per un altro servizio o prodotto (leggasi la nuova band) ha tutto il diritto di avere delle garanzie che il locale si riempirà anche con chi propone musica di altro genere.
Poi ci sono altri che protestano contro la frase: "ti fai conoscere, per cui le prime volte devi venire gratis". Inveiscono contro questo sopruso del lavorare gratis, perché NON hanno ben chiara una dinamica essenziale del lavoro. Se esce una birra nuova, una bibita nuova, pensate che il gestore la comperi in base al suo gusto oppure in base a quanto possa essere di gradimento per i suoi ospiti, visto che sono i suoi avventori che la pagheranno ? E pensate che il rappresentante si faccia pagare il prezzo pieno sulla prima fornitura ? ILLUSI ! Si chiamano campionature e sono un costo pubblicitario per l'azienda che le produce. Fa parte del mercato.
Quando si lavora ad alti livelli, ed io per quanto poco ho sfiorato questo mondo, non si tratta MAI con l'artista, ma con il suo manager. Perché ? Perché il manager parla la lingua dell'imprenditore e vende il suo prodotto/servizio a chi lo compera e lo fa fruttare.
Pensate se qualsiasi fuoriclasse del calcio italiano si fosse presentato da solo alle compravendite dei cartellini, probabilmente giocherebbe in serie A con o stipendio di un metalmeccanico (e sarebbe pure ora). Invece viene concordato da MANGER e AZIENDE un valore al suo talento che arriva alle 7 cifre. Questi imprenditori ragionano per lui.
Dovrebbe valere Vale la stessa regola per i musicisti.
Dovrebbe valere Vale la stessa regola per i musicisti.
Se voi musicisti non sapete vendervi non dovete prendervela con il mercato che non vi compera. La vendita è una cosa seria e non è solo abbarbicata alla mafia, alla politica, alla conoscenza, ai favori, ma anche alla incapacità a farlo. Bisogna lasciarlo fare a chi lo sa fare. E pagarlo per il culo che si fa. Chi si muove in lungo e largo per l'Italia e suona di continuo e con risultati è perché, alle spalle, ha un manager, promoter, o un uomo marketing che ci sa fare e che CREDE in modo assoluto al prodotto che offre. Ha la competenze per muoversi nel mercato e sa parlare e produrre risultati visibili a chi comprerà il suo prodotto/servizio.
E' giusto concentrarsi sul prodotto ovviamente. Un prodotto scadente NON si vende, e chi è disposto a mettere la faccia per un prodotto scadente prima o poi si brucia e non viene più creduto. Ecco perché molte volte si agevola chi si conosce, perché si è dimostrato affidabile, anche se il prodotto non è qualitativamente alto rispetto ad altri. Non si compera solo il prodotto o il servizio, ma la sua facilità alla rivendita.
Il lato artistico viene messo da parte, per il lato economico e per il fattore di rischio imprenditoriale. Non è sbagliato s si guarda da questo lato, e nemmeno assoluto ovviamente, ma il punto di accordo tra band o musicista e promoter, locale, fiera, o chi per esso, non può essere negoziato parlando due lingue diverse, ma la stessa. E in questo caso è quella del mercato della compravendita.
Il lato artistico viene messo da parte, per il lato economico e per il fattore di rischio imprenditoriale. Non è sbagliato s si guarda da questo lato, e nemmeno assoluto ovviamente, ma il punto di accordo tra band o musicista e promoter, locale, fiera, o chi per esso, non può essere negoziato parlando due lingue diverse, ma la stessa. E in questo caso è quella del mercato della compravendita.
Una volta superato lo scoglio del primo acquisto del gestore, quindi quando il venditore ha fatto la sua parte, c'è la parte produttiva, cioè il momento in cui la band, il musicista, l'artista svolge il suo lavoro.
E qui...altra nota dolente: musicisti ricordatevi che prima di tutto SIETE delle persone, e quindi comportarsi come persone ha la priorità.
Quelli che si lamentano della birra calda, la pizza in ritardo, il palco senza corrente, i camerini senza aria condizionata, le luci di merda, i larsen, o soprattutto i monitoraggi scadenti, sono in errore. State zitti, non rompete i coglioni e fate il vostro lavoro. Anche chi appiattisce catrame nelle autostrade avrebbe tutto il diritto di lamentarsi per molte cose, ma è il suo lavoro e può capitare di avere difficoltà. Siete già privilegiati perché solcate un palco, non lamentatevi. Arrivate giusti, non in ritardo. Non bevete, fumate, tirate, perché "senza sballo non si suona bene" perché è una stronzata. Avete mai visto dirigere i Wiener Philarmoniker da un ubriaco (ammesso che sappiate CHI sono la Wiener Philarmoniker) ?
Quelli che si lamentano della birra calda, la pizza in ritardo, il palco senza corrente, i camerini senza aria condizionata, le luci di merda, i larsen, o soprattutto i monitoraggi scadenti, sono in errore. State zitti, non rompete i coglioni e fate il vostro lavoro. Anche chi appiattisce catrame nelle autostrade avrebbe tutto il diritto di lamentarsi per molte cose, ma è il suo lavoro e può capitare di avere difficoltà. Siete già privilegiati perché solcate un palco, non lamentatevi. Arrivate giusti, non in ritardo. Non bevete, fumate, tirate, perché "senza sballo non si suona bene" perché è una stronzata. Avete mai visto dirigere i Wiener Philarmoniker da un ubriaco (ammesso che sappiate CHI sono la Wiener Philarmoniker) ?
E se proprio dovete farlo, almeno abbiate la compiacenza di farlo in privato, non in pubblico, perché non sia sa mai da che parte dorma il pesce. Senza saperlo magari c'è un talent scout nei paraggi, che se vi vede sballati e rompicoglioni, non vi scrittura più. Siate cortesi nei modi con tutti, c'è tempo per fare i divi, e anche quelli seguono un copione imposto dalle case discografiche, ve lo assicuro.
Non è perché vi siete comperati l'ultimo pedale di merda dal suono vintage che dovete sputare sentenze. E nemmeno copiare i vostri paladini senza porvi delle domande: perché avete visto in un documentario che il leader dei "Vattelapesca" mangia solo Carrube, non dovete accettare solo locali vegani. Ringraziate i ragazzi del service, che sono li a cercare di interpretare cosa cazzo volete. Abbiate l'umiltà di non considerare il vostro strumento come unico portavoce della band. Cercate di fare il sound check prima che la gente si sieda e non durante. Suonate secondo l'orario prestabilito. Verificate che il vostro prodotto sia consono a quanto richiesto dal contesto. Suonare musica classica alla fiera dei "bovoli", hard rock al convegno dei seminaristi, piano bar in chiesa o gospel al motoraduno dei fratelli del bafometto...NON SERVE A NULLA.
Vestitevi altrettanto secondo il contesto: Bruce Dickinson (IRON MAIDEN) quando pilota il 747 di Flight 666 è vestito in divisa da pilota ! Cantare Ligabue in giacca e cravatta è da coglioni.
Vestitevi altrettanto secondo il contesto: Bruce Dickinson (IRON MAIDEN) quando pilota il 747 di Flight 666 è vestito in divisa da pilota ! Cantare Ligabue in giacca e cravatta è da coglioni.
Abbiate sempre un portavoce, che impartisca ordini e direttive a tutti gli altri elementi della band e che parli con il promoter per esigenze e organizzazione.
E soprattutto finitela di paragonare il mercato della musica di altri paesi al nostro. Voi tutti se solo faceste lo stesso in una metropolitana di New York sareste etichettate come inetti.
STUDIATE, STUDIATE e STUDIATE ancora. E non solo musica, ma recitazione, marketing, comunicazione, dizione. Ci sono cantanti che hanno voci bellissime e si sputtanano perché usano il leggio e si vestono come scolarette da patronato. I musicisti più bravi sono umilissimi...e hanno tutti un manager.
Insomma, sono solo alcuni degli accorgimenti che mi sento di dover mettere nero su bianco, come monito, e come obiettivo, ai musicisti, molte volte colleghi, che si lamentano, ma si potrebbero riassumere in: siate professionali e professionisti e potrete rivendicare diritti. Perché il terzo passaggio è questo. E' vero che l'Italia è l'ultimo paese in fatto di diritto e di tutela del lavoro dei musicisti, ma è anche vero che fino ad ora è sempre andata così. Non ci sono state prese di posizioni, sit-in, avvocati o sindacalisti o associazioni o cooperative pro musicisti con voce in capitolo per argomentare e regolamentare questo mercato. E si potrebbe avere voce in capitolo, mamma mia. Basterebbe solo dimostrare quale livello di indotto e di spostamento di euro ha e produce. Tuttavia non si possono coinvolgere solo musicisti (o almeno non solo loro) per farlo. Occorrono economisti, manager, ingegneri che traggano numeri e che ne spiattellino valore, dinamiche e risultati. Il resto sono solo chiacchiere, filosofie, pensieri, valori, cultura e tutto quello che volete, e di cui piace tanto parlare agli intellettuali della musica, ma che tirano fuori un ragno dal buco. Anzi, si lamentano e basta.
Io penso che occorra molto più praticità e uno studio approfondito sulle masse di euro che si muovono in questo mercato, e poi si dovrebbe presentare un business plan direttamente al governo.
Mi fermo citando poche righe di Wikipedia in merito al più famoso complesso della storia. Brian Samuel Epstein è stato il manager dei Beatles. Il suo ruolo nei loro successi iniziali fu determinante e l'intuito imprenditoriale lo portò a una fama senza precedenti per un agente. Epstein si propose per la gestione del gruppo in un periodo nel quale i Beatles non erano altro che uno dei duecento gruppi beat di Liverpool e stavano già lottando da tempo per ottenere il successo. Benché non avesse avuto altre esperienze come agente, Epstein rivelò un'innata abilità nel presentare e promuovere il quartetto.
Io penso che occorra molto più praticità e uno studio approfondito sulle masse di euro che si muovono in questo mercato, e poi si dovrebbe presentare un business plan direttamente al governo.
Mi fermo citando poche righe di Wikipedia in merito al più famoso complesso della storia. Brian Samuel Epstein è stato il manager dei Beatles. Il suo ruolo nei loro successi iniziali fu determinante e l'intuito imprenditoriale lo portò a una fama senza precedenti per un agente. Epstein si propose per la gestione del gruppo in un periodo nel quale i Beatles non erano altro che uno dei duecento gruppi beat di Liverpool e stavano già lottando da tempo per ottenere il successo. Benché non avesse avuto altre esperienze come agente, Epstein rivelò un'innata abilità nel presentare e promuovere il quartetto.

Nessun commento:
Posta un commento