venerdì 22 aprile 2016

...e Ave Verum sia

Quando ascoltai l'Ave Verum per la prima volta mi trovavo a Vienna, in uno dei miei fantastici viaggi insieme al mio amico e "compagno di merende" Enrico. Erano i tempi dell'università, dove passeggiare per una grande città Europea significava prima di tutto  conoscere la "fauna" locale e poi assaggiare delle birre straordinarie, ma molte volte le cose si avveravano insieme ! In effetti l'Ave Verum di Mozart lo conoscevo già, e anche bene. Lo avevo cantato come basso e poi eseguito all'organo molteplici volte, durante le celebrazioni solenni della parrocchia, ai tempi del mitico Maestro Vincenzo e di altre voci amiche, alcune delle quali sarebbero poi divenute anche molto famose. Però, trovarsi nella grande Vienna e venire proiettati nel 18° secolo, seguendo la Strasse che da Santo Stefano portava alla casa di Mozart era un emozione unica. Poi entrai in questa casa a più piani, adibita a mostra per i turisti dell'estate, dove, tra le stanze addobbate storicamente, si trovavo cimeli e partiture originali appartenute al più grande genio musicale della storia. Fu un attimo e la trovai. Era praticamente all'entrata. Una teca conteneva la partitura originale del mottetto a quattro voci ed una cuffia collegata ad un cd mi avrebbe permesso di seguire la stesura ascoltando i Vienna Boys Choir diretti da Abbado. 
Fu la mia "prima volta". Non so cosa sia successo, so solo che Enrico, strattonandomi e chiedendomi se mi sentissi bene,  mi fece trasalire e ritornare alla realtà. Una realtà improvvisa, a dire il vero, in quanto non mi capacitavo del volto rigato di lacrime, e di avere letteralmente perso qui minuti di esistenza terrena, a favore di un piano forse spirituale, energetico, immateriale, ma di sicuro posizionato "altrove". La fila che aspettava il suo turno mi diede la scossa per proseguire la visita e godermi anche il resto della zingarata Austriaca, ma quel momento venne inciso in modo profondo nel più profondo del mio animo e non mi lasciò più. Mai più. Cominciai quindi uno studio più assiduo non solo dell'Ave Verum, ma di Amadeus, della sua storia, delle sue leggende, dell'aurea mistica, ma incredibilmente ispiratrice che lo circondava, attraverso la biografia di Paumgartner, attraverso il capolavoro di Milos Forman,  attraverso l'ascolto attento e vario dei suoi capolavori. 
A distanza di tempo ho voluto trasferire questa conoscenza, o meglio questa passione, ad un gruppo di grandi anime. L'ho fatto in modo impulsivo, ma con la certezza che questo gruppo mi avrebbe seguito, si sarebbe fidato, avrebbe profuso tutte le energie in suo possesso per aiutarmi a raggiungere questo obiettivo. 
E lo ha fatto. Senza risparmiarsi. Con costanza, con dedizione, con enorme fatica, ma sempre con grande speranza e gratitudine. Questo fa di loro un coro. Un vero coro. 
A settembre 2015, quando questo progetto era quasi un sussurro di una idea, i volti incerti e impauriti, non ultimo del direttore del coro, mi facevano pensare che forse avevo fatto il passo più lungo della gamba. Il corso di canto che entrava nel quarto anno di programmazione iniziava con una premessa ardita. Avremo studiato ed eseguito due brani della tradizione più classica delle corali miste, allontanandoci dal tema gospel, che fino ad allora era stato perseguito con ottimi risultati.
Uno era il Signore delle Cime del maestro De Marzi, l'altro appunto l'Ave Verum di Mozart. Non mi preoccupava allora e non mi avrebbe preoccupato in seguito, lo sforzo di far intendere a tutti che non eravamo al di fuori dei concetti Gospel. Nel canto Gospel nessuna "tristezza" è ammessa, perché i testi, tratti dalla scritture, parlano di gioia, anche nei brani più intimi, dove le sonorità e le strutture armoniche invitano alla riflessione, all'adorazione, alla coscienza più profonda e sensibile di ognuno di noi. Ma nei due brani citati, i testi raccontavano una umanità più fragile e vicina alla morte, magari addirittura più vera, e questo avrebbe potuto significare entrare nell'angoscia della perdita, della fine e dello strascico del disincanto. Occorreva quindi spiegare che passare per la morte, guardarla in faccia ed averne consapevolezza di cosa certa, era il biglietto di ingresso per qualcosa di più grande. Era  una speranza più grande, rappresentava  una visione del mondo diversa e gratificante: ogni momento dell'esistenza era una occasione per assaporarne la grandezza e l'opportunità di viverla serenamente. Quando venne il momento dell'Ave Verum, raccolsi quanto più sapere e quanta più energia potevo per spiegare, in una serata dedicata alla prove, cosa fosse, cosa recitasse il testo, quali e quante traduzioni fossero state proposte, quale storia avesse il brano, come fossero le strutture armoniche, quali le idee audaci di Mozart, anche rispetto alla tradizione dei colleghi del '700, ma soprattutto come le linee melodiche del coro e dell'orchestra fossero la cornice perfetta e perennemente nuova, anche dopo migliaia di ascolti, di un testo che umanizzava Dio e ne esaltava la semplicità del messaggio di Amore in una frase:"In Mortis Examine". Parlare di Amore, tramite una armonia che imponeva la devozione verso il Corpo martoriato di Cristo, era un lavoro imponente. Per due ore e mezza di spiegazione, i miei 40 coristi-corsisti e il direttore non fiatarono, ma si appassionarono ad una storia, che, poco  a poco, scoprì un pezzo di Creato grande quanto il loro cuore. La serata e i fiumi di parole, immagini e suoni, diedero loro la certezza che ci sono opere di ingegno ed ispirazione umana che si possono definire oggettivamente belle, ed eterne. Avere l'occasione di conoscerle, attraversandone i misteri e le difficoltà per possederle, era diventato un dovere, ma anche una certezza di riuscirci. Quando si vuole...si può fare ! Restai senza fiato, spossato, commosso, distrutto da una fatica unica. Non dovevo solo spiegare, interessare, appassionare, ma dovevo trasmettere tutte le emozioni che questo brano avrebbe potuto suscitare in loro: dovevo fornire loro le chiavi di lettura che avrebbero porte per stanze misteriose e straordinarie, dentro le quali potevano esserci occasioni di Amore. 
Paragonai la spiegazione ad un breafing che si fa prima di una grande impresa, tipo l'immersione in un fondale marino o la scalata di una vetta, dove non sono solo importanti i dettagli tecnici, ma anche la visione di insieme, per non perdere quanto di bello ci sia in una conquista, a discapito della preparazione atletica. 
Ieri Giovedì 21 04 2016, la vetta Ave Verum Corpus, K618 di W.A. Mozart è stata raggiunta. Il Coro Patrizia Mora, corso di canto moderno dell'Associazione Patrizia Mora, ha piantato la bandierina su una delle vette più alte della letteratura mondiale della musica, riconosciuta patrimonio dell'umanità e prova oggettiva della ispirazione Divina e della grandezza umana. 
Ed io sono fiero di tutti loro, e grato al direttore che ci ha portati in cima.

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