lunedì 27 giugno 2016

buche, betoniere e feisbuc

Ieri mattina ho scritto di getto un post su fb, molto forte, in seguito ad una esperienza  al parco. Porto i miei bambini a giocare e, data la bella giornata, molti altri genitori avevano colto l'occasione per far divertire i propri figli. Il parco offre molte attrazioni, compresa la famigerata buca della sabbia. 
Quando sono arrivato era vuota, ma si sarebbe riempita come uno sciame di api che trova fiori profumati. Poiché il mio piccolo aveva richiesto paletta, secchielli, trattori e quant'altro per divertirsi a fare castelli e costruzioni, la buca, da semplice cratere abbandonato, stava diventando un cantiere. I piccoli di età compresa tra la sua e qualche anno in più, arrivavano e cercavano di condividere con lui attrezzi e giochi. Niente di più normale. Francesco, il mio piccolo, ha cominciato a prestare, e a tenersi un paletta; dopotutto è l'insegnamento che riceve a casa e all'asilo: si può giocare insieme e diventa più divertente. Ad un certo punto, l'ennesima "apina" gli strappa la paletta per far parte della squadra e Francesco, spaesato, non trova la forza di rivendicare quello che è suo (e qui in fatto di proprietà e di insegnamento coatto alla condivisione, ci sarebbe da aprire un libro intero), si lamenta piangendo. Un altro bimbo, più grande, va in sua difesa, ma ormai mi ero alzato per cercare di dare qualche consiglio da genitore, fare da pacere, cercare di spiegare con l'esempio come venirne fuori. Allora mi siedo e spiego, faccio buche, riempio secchielli e trovo una bottiglietta d'acqua con la quale interessare anche la piccola "peste", che finalmente si sente importante. Il tempo passa, mi ritiro di nuovo in disparte, osservando la scena del gioco ritornata alla serenità, corro dalla più grande che nel frattempo si allenava con lo skateboard, sto con lei, me la godo e di sottecchi controllo la buca. Torno alla buca, insomma svolgo il normale, a mio avviso, lavoro che un genitore dovrebbe compiere. Ritrovo la stessa situazione, questa volta con un trattore (sempre di Francesco), come oggetto del desiderio. Ennesimo livello di impasse, di nuovo baruffe, vola qualche spintone e urlo e torno a fare da pacere. 
Mi guardo intorno e scruto la scena: 7 bambini sulla buca, solo io come adulto. Osservo "bandana kid", il piccolo bulletto: candela al naso che ormai gli arriva alle labbra, ghigno da infastidito, e ti guarda come se vedesse per la prima volta qualcuno che lo bada. Capisce tutto, e dopo una buona mezz'ora mi rendo conto che la madre si trova su una panchina. La va a trovare almeno 4 volte, ogni volta con un gioco diverso (di Francesco), la madre alza lo sguardo dal cellulare, gli dice qualcosa, lui torna alla buca e lei si butta di nuovo sullo screen. 
Tuttavia nessun altro genitore è mai comparso se non alla fine per richiamare i bimbi all'ora del pranzo ed aggiungo, nessun genitore si era pensato di portare un micro corredo di attrezzi per la sabbia. Ormai Giova, questo il suo nome, è una maschera di muco e si sta impiastricciando e impiastricciando gli altri. D'istinto prendo un cleenex e lo pulisco. Si fa pulire e torna a giocare con la bottiglietta d'acqua dicendomi che deve fare la cascata, perché mi ero inventato il suo ruolo e gli piaceva: lui era il portatore d'acqua e la consegnava dove i costruttori gliela chiedevano. Arriva la più grande e ci godiamo, da una panchina all'ombra, la scena del cantiere. Ormai sono passate due ore. La mamma sbuffando si alza, mette in borsa il cellulare, va a prendere il figlio alla buca, lo richiama: "dai Giova che la mamma va a mangiare", lui la guarda con la bottiglietta in mano come ad implorarla di lasciarlo a giocare ancora, lei gli prende la bottiglia (strappa, forse è meglio) dalla mano, la getta nella buca, in mezzo ai bambini che guardano basiti e salutano Giova, lo prende per mano e si allontana. 
La scena mi addolora. Giova mi era simpatico, era bellissimo e si impegnava molto. E come spesso mi succede con i piccoli, si fidava di me. 
Il problema di Giova...era sua madre. Puoi avere tutti i problemi del mondo, ti assicuro che anche io ne ho da non dormire alla notte, ma il tuo piccolo non ne ha colpa. Cerca solo il modo di farti vedere che lui c'è e tu te ne freghi. Non sono stato alla buca come un maestro d'asilo, non sono andato ad imporre il gioco, ma ho trovato delle soluzioni condivise, che magari sono più facili per un adulto che per un bambino, cercando di non sgridare o mortificare nessuno di loro. Per me i bimbi sono preziosi, tutti, e sono veramente incredibili. Nei confronti dei loro genitori penso di poter affermare che erano assenti, e questa madre incredibilmente arrogante. Ora, preso dalla rabbia per il dolore che sentivo (io) che potesse provare Giova, ho scritto in fb che a certe donne bisognerebbe cementare la figa con la malta. Un modo forte e misogino di impedire che nascano figli non voluti, o forse voluti, ma alla fine rifiutati. In questi anni ho ripetuto spesso, ed ho trovato la stessa sensibilità in molti genitori sia dell'asilo che frequenta Francesco, sia della scuola che frequenta Elena, che da quando sono diventato papà, mi sento in dovere di proteggere anche gli altri bambini. E' una sensazione, ma diventa sempre più forte e vera e ne vado fiero. 
Il post ha suscitato molte reazioni, ovviamente, alcune delle quali piuttosto offensive, ma dopotutto comprensibili. In fb non puoi scrivere con dovizia di particolari un vicenda, perché non vieni preso in considerazione, ed infatti non è il social adatto per tali sermoni. Allora cerchi lo slogan provocatorio, ironico e riassuntivo del tuo stato d'animo, e lo vomiti nella rete come un aforisma alla Oscar Wilde, sperando che l'intelligenza dei tuoi contatti faccia da padrona. 
Non è stato così, ma questo mi ha dato modo di andare ancora più a fondo. 
Molte ragazze, donne, madri, si sono sentite probabilmente prese in causa, perché anche a loro è capitato di lasciare il loro figli in situazioni simili, di sedersi su panchine e di farsi un po' gli affari loro, respirando un po' di calma e di sano egoismo e relazioni da adulti, dopo ore di vero e proprio "bombardamento da infante". Mi è stato persino detto che probabilmente i figli trattati così crescono più forti e sani e che in fin dei conti sono cazzi della madre. Mi è anche stato detto apertamente che in questi casi bisogna fregarsene e lasciare perdere. Altri mi hanno citato per il modo cialtrone e sicuramente pesante con il quale ho sentenziato la mia soluzione...qualcuno anche con frasi in sospensione come ad indicare un totale dissenso verso la volgarità. 
Per quanto riguarda le mamme affaticate: niente di più normale, vero e sacrosanto e soprattutto educativo: non ho mai detto e nemmeno frainteso, che i genitori debbano essere campane di vetro per i figli. Lungi da me. I figli, come risposto proprio nel post, sono un arricchimento, ma non vuol dire che non siano una fatica continua e una rinuncia continua. Dipende sempre da come vogliamo porci nei loro confronti. Le lance da spezzare nei vostri confronti le ho già tutte rotte, e se mi incontrate nel parco non ho l'impermeabile da maniaco, e di fronte ai vostri figli non vi contraddirò mai, nemmeno quando vi reputo da incementare. Allora tengo a precisare che la volgarità non sta nella malta che incementa la vagina di una madre cogliona, ma in tutti quelli che rimangono a galla su una superficie di egoismo da adulti e non si rendono conto che sempre più distolgono l'attenzione dai bambini. Un bambino così sarà con tutta probabilità un bullo di domani, per i quali i genitori andranno su tutte le furie e alzeranno bandiere, senza rendersi conto che l'unico modo che avrebbe avuto per non esserlo, era avere più attenzione nella buca della sabbia. Questo quindi diventa un problema di tutti. Non sono cazzi della madre, ma miei e di tutti voi. Io ho cercato di dargli attenzione, come potevo e con la stessa amorevolezza e determinazione riservata ai miei bimbi ma a me sembra che abbia più importanza il problema della mamma. Per una volta, una sola volta, non sarebbe opportuno cercare di vedere con gli occhi di Giova ? Possibile che ci riesca solo io ? Sarò anche matto, ma mi viene spontaneo e penso pure si possa chiamare senso civico. Invece sembra quasi che la soluzione al miglioramento, sia la solita bufala del vivi e lascia vivere, che fa tanto global e politically correct, ma è la più lontana presa di posizione seria verso i problemi, ed è il vero modo di non preoccuparsi di nulla. In fin dei conti la madre di Giova ha avuto lo stesso comportamento verso suo figlio e gli altri bambini della buca, quindi tutto torna. E' proprio perché voglio vivere e lasciar vivere (i bambini) che mi sento in dovere di portare avanti un ragionamento da adulto. Giudicare non va bene e non è nemmeno cristiano, ma discernere è nella facoltà mentale che tutti abbiamo ed è nostro dovere farlo. Inoltre, per chi mi cita il Vangelo, ricordo che i peccati contro i bambini sono gli unici condannati. Mi piace considerare la parte più squadrista di Cristo, quella della macina al collo o quella della frusta ai mercanti per intenderci. Probabilmente avrei dovuto andare dalla madre, chiederle se avesse bisogno di aiuto, andare alla fonte, ma non sono un santone, e allora si avrei peccato di presunzione e sarei stato pure condannabile di diffamazione. 
Ho preferito agire così, trattenere il fiato, dare a Giova due ore di buca della sabbia e poi sfogarmi in un contesto banale, improbabile e inutile. 
Comunque il Giova era pieno di sabbia, che mi sembra sia un costituente del cemento. 

Nessun commento:

Posta un commento