Succede che molte volte risponda, a tono, a post di miei amici e conoscenti in fb. A parte che "il tono", in forma scritta non si può percepire, mi perplime il fatto che questi post, lunghi di commenti e risposte a questi, vengano poi chiusi, modificati, o peggio bannati.
Se il popolo di un network ritiene giusto rispondere, far sapere la sua opinione, non vedo il motivo di rinunciare a farlo.
Si, è vero, può portare ad una perdita di tempo prezioso, oppure generare discordie e fastidiose incomprensioni tra gli utenti, magari molto amici nel privato, ma sto maturando la convinzione che non sia sbagliato e che nel tempo, anche questa forma di comunicazione appena nata, troverà un equilibrio.
Molte volte ho sentito amici, molto amici, apostrofarmi con frasi del tipo:"ma cosa vai a rispondere, cosa ti immischi, Facebook serve solo per farsi i cazzi degli altri e come mezzo pubblicitario".
Quindi, tutto sommato, continuiamo pure a postare foto di animaletti simpatici, tramonti, aforismi, spezzoni di frasi, battute, video, cazzate, selfies, tanto per passare il tempo e amen. Si, anche questa è una strada, anche DA ME percorsa, ovvio, ma sinceramente comincio a pensare che chi non risponde o si toglie da una discussione che magari lo tocca nel profondo, probabilmente non vuole attivare polemiche dannose e quindi voglia preserverare il suo stato "neutro", soffrendo in silenzio perché la risposta (le riposte) sarà, come dice Dylan, "Blowing in the wind". Oppure ha paura. Una paura fottuta di uscire allo scoperto, di mettere per iscritto qualcosa a cui pensa e che potrebbe, nel futuro, essere usata contro di lui. Mi fa tristezza.
Apprezzo chi mantiene la sua linea di pensiero, anche quando non è la mia, e che risponde alle provocazioni o alle accuse con profondità di pensiero e sforzandosi di usare meno emoticons e di strutturare un pensiero in Italiano, che in fondo è l'unico mezzo per far comprendere il proprio "tono".
Per quanto mi riguarda, non rispondo a tutto e molte volte sono costretto a non rispondere più perché non ne ho il tempo, ma mi è capitato di contestare post dal contenuto serio e drammatico e mi sono accorto che può essere molto importante per chi sta alla finestra, legge e magari, confuso, cerca anche un pensiero fuori dalla massa, che non necessariamente deve essere il mio.
Insomma, è sempre stata chiara la mia battaglia personale al sapere dire di no. Ecco, penso che rispondere con un "NO, NON LA PENSO COSI' "(e ti dico il perché) sia doveroso.
E' più facile estraniarsi, e lasciare che fb, ormai spazzatura superficiale, continui imperterrita a macinare Big Data, ma sotto a questa superficie esistono molte persone valide, che hanno esperienza, che studiano, che si informano e che rispondono alla arroganza di una massa, con cognizione di causa, senza etichettare, come fossero aforismi, temi importanti della nostra esistenza.
Farsi domande, e trovare le risposte, è la forza che pervade l'umanità da quando ha cominciato a prendere coscienza di se. In tutti i libri di storia, religiosi o meno, in tutte le opera d'arte, in tutti i capolavori scientifici, questa continua alternanza non si è mai fermata. E' stata modificata, ha trovato altri mezzi per uscire allo scoperto, ma alla fine è una condizione di relazioni umane alla quale prima o poi dovremo attingere.
Facebook, con tutte le sue mille porcherie e incomprensioni sia chiaro, è una piazza vastissima e ci consente di arrivare velocemente a discussioni e ad informazioni che prima avrebbero richiesto molto più tempo e probabilmente portato a nessuna risposta.
Certo, essendo centinaia, queste informazioni, devono essere ben filtrate, per essere rese significative, ed il primo filtro che abbiamo a disposizione è proprio la voce fuori campo, il commento contrario, una visione diversa, una contestazione, magari ben circostanziata e nel contesto corretto, che ci dia la forza di approfondire. E' questo il NO che mi sforzo di portare, con il mio piccolo contributo.
E' inutile lamentarsi che il mondo va male, e riempire le proprie bacheche di frasi coniate da altri, perché ritenute valide, se poi, al primo "non la penso come te", si scatena l'inferno.
Tutto questo è reso più reale dal fatto che la contestazione, il più delle volte, porta ad offese e a toni dispotici e fuochi d'animo difficilmente estinguibili. Ebbene, è proprio questo il punto: perché ' ? E' totalmente ipocrita e contraddittorio rispetto a quello che un social network si prefigge di fare. Nella totale libertà di poter postare qualunque foto, pensiero o video o condivisione di altri, sembra che si sia persa la responsabilità dell'atto.
Per cui se mi dai del coglione perché la penso diversamente, anzi perché mi faccio una domanda alla quale non sai rispondere, devi sapere che probabilmente il coglione sei tu che pensi di forzare la tua ragione a discapito di quella mia. Se poi te lo dico in faccia, commentandoti, alimento questa tensione e le offese prendono il posto del tema, sfociando in un nulla di fatto.
Quindi a questo punto meglio il lasciar perdere ? NO. Non lascio che anche per un solo secondo tu possa arrogarti il diritto di aver detto una stronzata perché mosso dalla tua passione più depressa. Intanto ti contesto, poi discutiamo, se vuoi, altrimenti amen, ma almeno qualcuno ti ha detto che potresti sbagliare.
La gente non si accorge che il buono, il positivo, quello che tutti ricercano, c'è e nemmeno tanto nascosto. E' sepolto da una polvere di spot incontestati che pochi hanno il coraggio di spolverare con un commento contrario. Gli aforismi e le frasi delle verità assolute, condivise da testi di filosofie, sacre o laiche, godono della forza sibillina dell'eterno e per quanto belle, producono, in fb, solo like, non un mezzo abbastanza forte per rendere sereno il proprio pensiero esistenziale. Si vuol credere che sia così, ma per il tempo effimero di un post, che non riesce a maturare il nostro modus vivendi. Il commento in questo caso diventa quasi sacrilego, ma forse l'unico modo accettabile per svegliare coscienze altrimenti obnubilate dalla nebbia mediatica.
Penso quindi che "l'andar a combatar", nella mia lingua natia, sia segno di civiltà, anche con un mezzo discutibile come un social network.

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